Bonus TV ancora lenti, tra 30 e 40mila. Così lo swich-off non si può fare, serve un piano B

Secondo le nostre stime, il Bonus TV conferma il proprio trend molto più lento del previsto. L'ipotesi di fare lo switch-off nei tempi e nei modi previsti sembra sempre più lontano. Se va pensato un piano alternativo, va fatto in fretta: ci sono solo poco più di due anni alla cessione definitiva della banda 700 MHz dalla TV alla telefonia

di Gianfranco Giardina - 04/03/2020 19:01

Il Bonus TV, nel suo secondo mese, va un po' meglio, ma ancora siamo lontanissimi dai target che il Governo si è posto. Nel primo mese, chiusosi il 18 di gennaio scorso, i Bonus TV erogati sono stati poco meno di 16mila, su oltre due milioni erogabili nel corso del 2020. Nel secondo mese, malgrado la minore comunicazione (oramai la notizia del Bonus TV è già passata sui grandi mezzi di stampa) si dovrebbe aver raggiunto un analogo risultato, anzi forse si è riuscito a fare anche un po' meglio. Secondo le nostre stime - visto che il MiSE non ha più rivelato numeri ufficiali - i Bonus TV erogati fino al 18 di febbraio sono tra 30 e 40mila, ancora una goccia nell'oceano rispetto alle previsioni iniziali. Inoltre, il fatto che circa l'80% dei prodotti incentivati siano prevalentemente TV e non decoder lascia pensare che non si tratti, come ipotizzato dalla ricerca della Fondazione Ugo Bordoni commissionata dal MiSE, di vendite incrementali ma di incentivi andati a favorire vendite che comunque ci sarebbero state.

Ora serve senso di responsabilità: il MiSE ci dica qual è il piano B

Era ottobre del 2005 e, commentando il primo switch-off in corso di programmazione, scrivevo così:

Contro ogni evidenza, l'attuale Ministro delle Comunicazioni Mario Landolfi insiste nel confermare che lo spegnimento delle frequenze analogiche e il totale passaggio al digitale terrestre avverrà, come previsto, entro il 31 dicembre 2006. Stupisce che un Ministro della Repubblica possa seriamente spendere la propria parola, e quindi la propria credibilità, proponendo scadenze che non è possibile rispettare. Infatti, a poco più di un anno dal termine previsto, sono tra due e tre milioni i decoder già venduti, e prima di poter spegnere il vecchio segnale senza creare sollevazioni popolari bisogna venderne ancora circa 37-38 milioni, visto che non ne basta una per famiglia ma ne serve uno per ogni apparecchio TV [...]

In questo nuovo switch-off non ci pare sia cambiato molto, a parte il nome delle tecnologie in gioco.

Alle difficoltà di un piano già inizialmente ambizioso, si è aggiunta la falsa partenza dei Bonus TV. Vogliamo essere chiari: a un operatore preparato non può sfuggire che il passaggio al DVB-T2 non si potrà fare, come previsto, il 30 giugno 2022. Non è disfattismo, che non ci appartiene, ma realismo. E, seguendo il ragionamento del Governo, anche il passaggio a MPEG4 del settembre 2021 non sarà indolore per le famiglie, neppure per quello che riguarda il primo TV della prima casa, indicatore usato (impropriamente) per valutare l'impatto sugli italiani dello switch-off.

Andare avanti e far finta di nulla potrebbe essere disastroso: le premesse ci suggeriscono che il nuovo switch-off non si potrà fare nei tempi e nei modi previsti, serve al più presto un piano B. Un piano realistico, che tenga presente la situazione dei cittadini e che tenga in buon conto anche le lecite esigenze delle emittenti commerciali che non possono permettersi di veder sparire una parte rilevante della propria audience dall'oggi al domani.

Spingere la rottamazione dei vecchi TV? O spingere la rottamazione delle frequenze mal utilizzate? O premere l'acceleratore su satellite e banda larga? Qualcosa si decida, visto che la cessione della banda 700 MHz alla telefonia del 1 luglio 2022 non si può spostare, è quello il nostro spartiacque. Al Governo chiediamo chiarezza, e subito, a partire dal conferimento delle deleghe delle telecomunicazioni a qualcuno dei sottosegretari, cosa non ancora fatta; e magari anche alla nomina della nuova consiliatura dell'AGCOM, oramai in prorogatio da quasi un anno. In pratica, smettere di comportarsi come se il Governo dovesse cadere domattina. E se ci si riuscisse, non sarebbe male evitare di incolpare il Coronavirus per gli inevitabili cambiamenti di piano: su questo tema l'epidemia non c'entra nulla, anche questa volta era già tutto scritto.

* foto di apertura di Karin Henseler - Pixabay

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